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domenica 31 luglio 2011

Perché sono di destra !

Qualcuno mi ha chiesto perché sono di destra. Rispondo con breve esposizione. Vedete cari amici, purtroppo in Italia pare che non ci possa essere dibattito politico, e nonostante io sia intimamente persuasa che il sistema bipartitico all’anglosassone sia il migliore, perché semplifica la politica, favorisce la stabilità e facilita l’alternanza, ormai mi son quasi rassegnata e temo che l’unico sistema plausibile per l’Italia sia quello proporzionale pluripartitico, con gli accordi sottobanco, le tacite connivenze, la lottizzazione delle poltrone, gli inciuci politici, la compravendita delle preferenze. La nostra cultura è questa e non possiamo eluderla snaturandoci, se non cambia qualcosa, se non cambia la cultura, se non cambia il modo di pensare. Guardate che fanno: pure sulle liste di preferenza adesso ci stanno i ripensamenti. Si era detto collegi uninominali, perché nella logica delle cose è ovvio che ogni partito metta a capo di un collegio elettorale il meglio di cui disponga, evitando che, qualora ci fosse una lista di candidati come c’era prima, poi questi possano comprarsi le preferenze, o addirittura costringere la gente a votarli (mafiosi e camorristi).

Era una scelta di civiltà. Mo esce fuori che non c’è la libertà di scegliere il candidato che si preferisce, che bisogna reintrodurre le liste. Ma dove sta il problema se il candidato che ti propone il tuo schieramento non ti sconfinfera? Voti per quell’altro, o non voti affatto. Apro una parentesi. Pure quest’altra cosa che se non raggiungi percentuali di partecipazione bulgare non c’è democrazia non sta né in cielo né in terra. Secondo tutti i modelli statistici e matematici il risultato di un evento è attendibile se lo è il campione rappresentativo considerato. Ed io mi rifiuto di credere che se va a votare il 60 % della gente invece dell’80 ciò risulti in uno stravolgimento del risultato elettorale. Il 60 % è un campione altamente significativo, ma scherziamo? anche perché comunque riguarda, includendoli, tutti gli orientamenti, tutte le regioni, le fasce sociali, le fasce d’età. Chiusa parentesi. Ma adesso i centristi, la Lega,  molta parte della sinistra vorrebbero ritornare al voto di scambio. Ma si può fare politica in questo Paese in cui non si decide mai niente, e se per una volta che si decide qualcosa tra mille titubanze poi si torna indietro? Io sono di destra perché è a destra che si conservano (si conservavano? Il dubbio è legittimo a guardare Fini, Casini e soci) certi valori ideali e morali e certi comportamenti. Ma ammetto di essere di destra anche per il semplice fatto che in Italia la sinistra non esiste come credibile alternativa di governo. La grande novità introdotta da Berlusconi, e dalla Destra, è stata quella che per la prima volta nella storia di questo Paese qualcuno non solo ha elencato un programma credibile, ma ha anche indicato i tempi e, novità sensazionale e clamorosissima, come e dove reperire le risorse necessarie ad attuarlo. Io sfido chiunque a indicare un solo caso, uno solo in cui una qualsiasi personalità di sinistra abbia mai fatto riferimento al “chi paga”, dove reperire le risorse per le misure che propongono che, in mancanza di indicazioni sul come realizzarle, sono solo utopistiche chimere, fatue elencazioni da libro dei sogni. Che ci vuole a dichiararsi d’accordo ad aumentare le pensioni abbassando l’età pensionabile, a dare un lavoro a tutti, ad inserire i giovani nel sistema produttivo nazionale, a rilanciare l’economia portando il PIL al 4 %, a ridurre le tasse, ad azzerare il debito pubblico, a fabbricare quantità sterminate di case popolari, a superfinanziare la ricerca e la formazione, a rendere la scuola una sorta di paradiso terrestre, a favorire i consumi delle famiglie, a fare la pace con tutti, a tutelare l’ambiente e l’assetto del territorio, a potenziare la Protezione Civile e le Forze dell'Ordine per più sicurezza per tutti, ad assicurare un approvvigionamento energetico ridondante, a migliorare la democrazia del Paese, ad inserire gli immigrati, a migliorare e sempre più diffondere l’assistenza sanitaria, ecc ecc. Chi non sarebbe d’accordo su un programma del genere? Si, ok, va bene, ma come, dove, quando e chi? E qua cascano l’asino, il PD, l’Ulivo o tutti i marchingegni che si inventa la sinistra. Non aspettatevi che quelli vi dicano mai come creare risorse da spendere a beneficio di tutti. E quando lo fanno dicono sciocchezze sesquipedali. Come quando se ne escono “Colpiamo le grandi rendite…”
Per carità, io sono la prima a sostenere che le rendite parassite ed improduttive vadano tassate, ma bisogna pure rendersi conto che non si può tirare troppo la corda perché se poi non conviene più investire in Italia, uno prende e se ne va da un’altra parte, sia essa la Cina, la Romania, il Brasile, l’ex Jugoslavia, l’Indonesia, il Vietnam, la Bulgaria, ecc ecc... Come hanno fatto molti imprenditori vessati da un sistema fiscale indecente e penalizzante (me lo dite voi come lo batti sui prezzi un produttore tedesco, irlandese o americano che a monte paga il 20 % di tasse in meno di un imprenditore italiano?) e da relazioni industriali (i sindacati) a dir poco raccapriccianti. Invece, bisognerebbe fare il contrario, cioè rendere remunerativo ed attraente investire nel nostro Paese per creare ricchezza. Oppure se la prendono con le cosiddette fasce medio-alte, che per loro un padre di tre figli e moglie a carico (il mio ad esempio), il mutuo,  due rette universitarie ed una del liceo  da pagare, senza dire del resto che  tutti conoscono, con un reddito lordo di 32.000 € l’anno è uno “ricco” che ci si può permettere di spennare. E te ne devi pure andare alla scuola pubblica a sorbirti professori scaciati, ignoranti ed immotivati, che ti magnificano le doti di Fidel Castro e del Che, che guardate che sviluppo la Cina, e Berlinguer…che capo! (e guardatevi pure la figlia, no?) e ti sbattono in faccia Il Manifesto e Liberazione perché non ti puoi permettere la scuola cattolica e se la sussidiano siamo fascisti. Una scuola che si è ridotta che il 93% della spesa dello Stato a suo favore copre solo i costi correnti, cioè gli stipendi  di quelli che insegnano ( si fa per dire..) ed i costi di conduzione e manutenzione degli edifici scolastici. E la formazione e l’informatizzazione? Questa è la sinistra in questo Paese, questo ha fatto la sinistra in Italia. Ritornando a bomba siccome non si può fare tutto e subito, giustamente il Governo Berlusconi aveva posto delle priorità, dei traguardi per raggiungere i quali si sono obbiettivamente frapposte difficoltà impreviste. Ma al di là di tutto, si può riconoscere ed apprezzare la validità del metodo di governo adottato e che le uniche critiche rivolte dall’opposizione si riducono alle invettive personali, specie nei confronti del Premier, senza una sola proposta costruttiva.
Loro, quelli che pretendono di avere l’esclusiva nella difesa delle istituzioni, sono gli stessi che insegnano ai bambini che l’avversario non si batte sul piano dialettico, ma va distrutto ed eliminato, perché è ricco, becero e cattivo. Che questi invasati allucinati non si rendono conto (ma alcuni lo sanno benissimo e fingono di non rendersi conto) che molti importanti imprenditori di questo Paese hanno trovato modi più subdoli ed efficaci per tutelare i propri interessi senza esporsi: mettevano in Parlamento dei loro fantocci a coltivare i loro orticelli. E ce n’erano di giardinieri!! Si sa che dagli anni ’60 una grande fabbrica di automobili ha adottato una politica assolutamente vincente: nelle annate buone si teneva gli utili, in quelle cattive andava a bussare a quattrini presso i vari governi succedutisi col ricatto della cassa integrazione, dei licenziamenti e delle chiusure, in questo sostenuti dai sindacati con i quali simulavano aperte conflittualità per coprire orride connivenze sottobanco. Almeno il Berlusca ci ha messo la faccia, si è impegnato in prima persona, per volontà ed ambizione di rendersi utile alla comunità che lo ha fatto ricco. Son  stati la fede in certi valori imprescindibili, altruismo e buonafede a spingerlo nell’agone politico, che per tutelare i propri interessi gli sarebbe convenuto rimanere nell’ombra, comprarsi un po’ di parlamentari e fare adottare provvedimenti a suo favore, come facevano quelli che hanno fatto costruire le autostrade per vendere automobili e pneumatici, a cominciare dalla Milano-Laghi, tanto per sfatare la leggenda che Roma  sia ladrona e che la virtù risieda a Torino, Milano e Bologna. Ora Berlusconi passa, ma il metodo che ha adottato spero che resti. E’ un modo nuovo di fare politica, del quale spero che chi gli succederà vorrà fare tesoro. Se no torniamo alle alleanze coi tri-quadri-pentapartiti con durata media di 8 mesi, quando va bene. Dovete sapere che ancora nel 1975, 35 anni fa non nel Medio Evo, il bilancio italiano era in pareggio. Chiedetevi poi cosa sia mai successo per arrivare al punto in cui siamo: le aperture, i coinvolgimenti, le alleanze allargate, la strategia dell’attenzione, il tutto e subito, la demagogia a tonnellate.
Andate a vedere chi sono quelli che ci hanno ridotto così: gli stessi che adesso si oppongono a  che qualcosa cambi sulla via di una capacità di governo riformatrice, rigorosa, virtuosa ed attenta. Per questo sono di Destra. Per tutte queste cose che a sinistra non capiranno mai.

Di: Caelsius

31 luglio: in ricordo di Giuseppe Santostefano

Il 31 luglio 1973, durante un comizio del Pci a Reggio Calabria, un gruppo di militanti comunisti armati di bastoni e coltelli aggredisce un uomo solo, il sindacalista Cisnal Giuseppe Santostefano, che a causa delle ferite e dei traumi subiti muore poche ore dopo senza mai riprendere conoscenza. 

Erano gli anni dei "moti di Reggio", causati dalla designazione di Catanzaro a capoluogo regionale imposta deliberatamente dalla classe politica di allora e dal governo Rumor. Lo spostamento da Reggio Calabria della sede del capoluogo calabrese incontra la ferma resistenza dei reggini, i quali si sentono traditi e umiliati da governo e parlamento. Reggio Calabria era ed è una delle città più antiche e storicamente importanti della Magna Grecia, ma l'influenza politica di Cosenza e Catanzaro era maggiore, anche a causa della presenza di ministri e autorevoli esponenti politici nati o cresciuti in quelle due città. Ovvio che la decisione, maturata nei palazzi romani, fosse mirata a scontentare Reggio.

Gli abitanti reggini, già stremati dal senso di abbandono e di sudditanza ad un potere politico/mafioso, decidono di ribellarsi. E lo fanno con durezza.

Nel luglio 1970 il sindaco Pietro Battaglia (Dc) invita alla rivolta, ma dalla parte dei cittadini si schiera solo il Msi, guidato dal sindacalista Cisnal Ciccio Franco che proprio durante i moti reggini consegnerà agli onori della cronaca il grido di battaglia "Boia chi molla".
I partiti dell'arco costituzionale fanno orecchie da mercante, la sinistra di governo (Psi) e di opposizione (Pci) addirittura si schiera apertamente contro la rivolta popolare. Scoppiano tafferugli, anche violenti, tra Forze dell'ordine e reggini.

Alle elezioni politiche del 1972 la città di Reggio Calabria impartisce una solenne lezione a Pci e partiti di governo, votando in massa Msi ed eleggendo Ciccio Franco senatore. Le sedi dei partiti, in città, restano deserte. Soltanto il Pci riesce a mettere in piedi una struttura paramilitare e semiclandestina, decisa ad impartire una lezione ad un Msi che stava crescendo in termini di consenso. 
Il segno più tangibile della presenza dei comunisti si traduce nell'assassinio di Giuseppe Santostefano, lavoratore e tra i più attivi sindacalisti Cisnal. Un delitto che resterà impunito negli anni: nessuno pagherà per la vile aggressione. 

I "difensori del popolo e dei lavoratori" uccidono, massacrandolo, un lavoratore che partecipava in modo attivo ad una rivolta popolare contro la partitocrazia. Così erano i militanti del Pci: per questo la morte di Giuseppe Santostefano è destinata a rimanere simbolica. 


Di: Riccardo Ghezzi